Tirare i capelli durante una lite può costare 2.000 euro

Anche una tirata di capelli durante una lite condominiale può costituire reato, senza che siano necessarie lesioni visibili. Lo dimostra il caso di una donna milanese condannata a pagare complessivamente 2.000 euro tra multa, risarcimento e spese legali.

La lite tra vicine finisce in tribunale

Una discussione tra vicine di casa, nata da continue lamentele per i rumori, è finita davanti al giudice di pace di Milano.

Protagoniste due donne di 63 e 30 anni, da tempo in contrasto per questioni condominiali. Secondo il racconto della più giovane, la vicina del piano inferiore si lamentava frequentemente della lavatrice, della doccia e persino di un cane che non aveva mai posseduto.

Le tensioni sono sfociate in un’aggressione negli spazi comuni del condominio. La sessantatreenne avrebbe afferrato la vicina per i capelli, provocandole dolore e graffi al viso. A interrompere l’episodio è intervenuto il compagno della vittima.

La donna aggredita non ha avuto bisogno di cure mediche, ma questo non ha impedito la condanna.

Tirare i capelli è reato anche senza lesioni?

La risposta è sì. L’articolo 581 del Codice penale disciplina il reato di percosse, che può configurarsi anche quando l’aggressione non lascia segni evidenti.

Non è necessario dimostrare una lesione fisica: è sufficiente che la condotta provochi una sensazione di dolore. Uno schiaffo o una tirata di capelli possono quindi integrare il reato di percosse anche in assenza di conseguenze tali da richiedere cure mediche.

Diverso è il caso in cui dall’aggressione derivi una malattia nel corpo o nella mente, circostanza che può configurare il reato di lesioni personali.

La condanna: 2.000 euro tra multa e risarcimento

Nel corso del procedimento, le dichiarazioni della denunciante sono state confermate dal compagno, che ha riferito dei graffi e della perdita di alcune ciocche di capelli. Anche la proprietaria dell’appartamento ha testimoniato, raccontando di precedenti contrasti con altri condomini.

Il giudice di pace ha riconosciuto la responsabilità della sessantatreenne, condannandola a pagare 400 euro di multa, 600 euro per danno non patrimoniale e altri 1.000 euro per spese legali e accessorie, per un totale di 2.000 euro.

Quando si può chiedere un risarcimento?

Chi subisce un’aggressione può chiedere il risarcimento dei danni anche quando non siano presenti lesioni visibili o non sia stato necessario rivolgersi al pronto soccorso.

Occorre però dimostrare sia la condotta contestata sia il danno subito, attraverso testimonianze o altri elementi di prova.

La vicenda conferma che anche un gesto compiuto durante una banale discussione tra vicini può avere conseguenze penali ed economiche significative.


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