Social sotto processo: progettati per indurre dipendenza?

Negli Stati Uniti si è aperto un processo civile destinato ad avere un forte impatto giuridico e sociale. Davanti alla Corte Superiore di Los Angeles, in California, una giuria popolare dovrà stabilire se TikTok, Instagram e YouTube siano stati progettati consapevolmente per rendere i giovani dipendenti dall’uso delle piattaforme e se, di conseguenza, le società che li gestiscono possano essere ritenute responsabili del deterioramento della loro salute mentale. Il procedimento, che si preannuncia lungo diversi mesi, potrebbe rappresentare un precedente decisivo per centinaia di altre cause analoghe già avviate negli Stati Uniti contro i grandi gruppi tecnologici.

Le specificità USA

Le numerose denunce presentate contro ByteDance, Meta e Alphabet sono state accorpate attraverso il meccanismo del Multidistrict Litigation, uno strumento della giustizia federale americana che consente di riunire in un unico tribunale procedimenti simili pendenti in Stati diversi. All’interno di questo sistema sono previsti casi pilota, selezionati perché ritenuti rappresentativi delle questioni comuni. Il processo in corso prende le mosse dalla denuncia di una giovane californiana, identificata negli atti con le iniziali K.G.M., il cui caso è stato considerato sufficientemente emblematico da orientare l’esito delle altre azioni parallele.

Progettati per la dipendenza?

Al centro del dibattimento vi è la questione della progettazione delle applicazioni: secondo l’accusa, alcune scelte tecniche – come meccanismi di scorrimento continuo, notifiche frequenti e sistemi di raccomandazione personalizzati – sarebbero state studiate per massimizzare il tempo di permanenza online e, di riflesso, i ricavi pubblicitari. Per la difesa, inutile dirlo, rischio minimo: “I social non creano dipendenza più di una serie tv”.

Nei giorni scorsi sono stati ascoltati anche i vertici di Instagram, che hanno negato l’esistenza di una “dipendenza” in senso medico, pur ammettendo che può verificarsi un uso problematico, con possibili effetti sull’umore o sull’ansia di alcuni utenti. È stato inoltre sottolineato che non esisterebbe, allo stato, una prova scientifica definitiva capace di dimostrare un nesso diretto tra l’uso della piattaforma e patologie cliniche come la depressione.

Significati e implicazioni

Il significato di questo processo va oltre il singolo caso individuale. La giuria sarà chiamata a valutare non solo eventuali responsabilità risarcitorie, ma anche il confine tra innovazione tecnologica e tutela dei minori. In Italia, pur in un quadro normativo diverso e già influenzato dalle regole europee come il Digital Services Act, il tema della protezione dei giovani online è sempre più centrale. Autorità indipendenti, scuole e famiglie sono chiamate a confrontarsi con una realtà in cui le piattaforme digitali sono parte integrante della vita quotidiana. La sfida è individuare strumenti giuridici ed educativi capaci di coniugare libertà digitale, trasparenza degli algoritmi e protezione effettiva della salute psicologica delle nuove generazioni.


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