Scotch sulla bocca, schiaffi e alunni legati: condannata la maestra

Scotch sulla bocca dei bambini, alunni legati alle sedie e minacce per imporre disciplina e silenzio in classe. Per questo una maestra di 63 anni è stata condannata a quattro anni di reclusione per maltrattamenti aggravati nei confronti dei suoi piccoli alunni.

La sentenza è stata pronunciata dal Tribunale di Taranto al termine di un lungo procedimento relativo a episodi che risalgono all’anno scolastico 2014-2015. Il giudice ha inflitto una pena superiore rispetto a quella richiesta dalla Procura, che aveva chiesto una condanna a due anni e sei mesi.

Le accuse

Secondo l’impianto accusatorio, la docente avrebbe adottato nei confronti degli alunni una serie di comportamenti vessatori e intimidatori. Tra gli episodi contestati figurano l’utilizzo di nastro adesivo per tappare la bocca dei bambini, schiaffi sulle mani e l’abitudine di legare alcuni alunni alle sedie con delle corde o addirittura alla porta dell’aula con lo stesso scotch per impedirne i movimenti.

Alla donna viene contestato anche di aver ripreso o fatto credere ai bambini di riprenderli con la videocamera del cellulare, minacciandoli poi di divulgare le immagini e di farli allontanare dalle proprie famiglie.

Secondo l’accusa, tali condotte avrebbero creato all’interno della classe un clima di paura e sofferenza psicologica. In uno dei casi esaminati nel processo, un bambino avrebbe sviluppato un blocco tale da compromettere temporaneamente la capacità di leggere e scrivere.

Come sono emersi i fatti

L’inchiesta è nata soltanto due anni dopo gli episodi contestati. I racconti sarebbero emersi durante attività scolastiche dedicate al rispetto reciproco, quando alcuni alunni avrebbero confidato alla nuova insegnante di non essersi sentiti rispettati durante il precedente percorso scolastico.

Da quelle dichiarazioni sono partite le segnalazioni ai genitori, la denuncia e le successive indagini. Alcuni dei minori sono stati ascoltati con incidente probatorio, uno strumento che consente di raccogliere testimonianze particolarmente delicate garantendo maggiori tutele ai ragazzi coinvolti.

Il reato

Vicende come questa rientrano nell’ambito del reato di maltrattamenti previsto dall’articolo 572 del Codice Penale. La norma punisce chi sottopone una persona affidata alla propria autorità o responsabilità a comportamenti abitualmente vessatori, umilianti o violenti.

Nel contesto scolastico il rapporto tra docente e alunno assume una particolare rilevanza, poiché i minori vengono affidati alla vigilanza e alla cura dell’insegnante. Per questo motivo la giurisprudenza considera particolarmente gravi le condotte che possono compromettere l’equilibrio psicologico e la serenità dei bambini.

La condanna

Oltre alla pena di quattro anni di reclusione, il Tribunale ha disposto l’interdizione dai pubblici uffici.

Il giudice ha inoltre riconosciuto una provvisionale di 5.000 euro a favore di ciascuna delle otto parti civili costituite nel processo, condannando in solido anche il Ministero dell’Istruzione, chiamato in causa quale responsabile civile.

I bambini coinvolti hanno oggi 17 e 18 anni. La loro vicenda ricorda come la scuola debba (sempre) continuare a rappresentare un luogo di crescita e formazione e che comportamenti umilianti o intimidatori nei confronti degli alunni possano avere conseguenze non solo disciplinari, ma anche penali.


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