Saviano pagherà 10mila euro per gli articoli copiati in “Gomorra”

Si chiude con una decisione definitiva della Corte di Cassazione una delle vicende giudiziarie più longeve legate a Gomorra, il libro che ha consacrato Roberto Saviano a livello internazionale. I giudici hanno confermato il risarcimento di 10mila euro per la riproduzione, all’interno dell’opera, di alcuni articoli di giornale senza l’indicazione della fonte.

La Suprema Corte ha respinto il ricorso, rendendo definitiva la decisione della Corte d’Appello di Napoli (sentenza n. 1033/2024), che aveva riconosciuto il diritto al risarcimento in favore di Libra Editrice, società che pubblica i quotidiani Cronache di Napoli e Corriere di Caserta.

Una causa iniziata nel 2008

La vicenda giudiziaria risale al 2008, quando Libra Editrice citò in giudizio Roberto Saviano e Arnoldo Mondadori Editore, sostenendo che alcune parti di Gomorra – Viaggio nell’impero economico e nel sogno di dominio della camorra riproducessero articoli pubblicati dai propri quotidiani senza citarne la provenienza.

Dopo un lungo iter processuale, la Corte d’Appello di Napoli aveva riconosciuto la violazione del diritto d’autore, quantificando il danno in 10mila euro. La Cassazione ha ora confermato quella decisione, chiudendo definitivamente il contenzioso.

Principi in equilibrio

La sentenza – oggetto di un feroce confronto tra chi la ritiene favorevole e chi contraria a Saviano – evidenzia in realtà un equilibrio tra due principi. Da un lato, i giudici hanno respinto le richieste risarcitorie ben più elevate avanzate dall’editore, riconoscendo l’elevato valore letterario di Gomorra, la capacità di sintesi di Roberto Saviano e l’originalità della rielaborazione che caratterizza l’opera nel suo complesso. Dall’altro, hanno ribadito che il pregio narrativo e il successo editoriale di un libro non possono far venir meno il rispetto delle regole sul diritto d’autore.

La riproduzione di articoli o fatti di cronaca senza l’indicazione della fonte resta infatti una violazione, perché l’obbligo di attribuire correttamente la paternità dei contenuti non rappresenta una semplice formalità, ma un preciso dovere giuridico e deontologico posto a tutela della trasparenza e della tracciabilità dell’informazione.

Il risarcimento

Così si spiega l’entità modesta del risarcimento: nelle motivazioni richiamate dalla sentenza emerge come gli articoli riprodotti rappresentino una parte estremamente limitata dell’opera.

Secondo i giudici, infatti, Gomorra ha beneficiato solo in minima parte dei contenuti contestati, “dal momento che gli articoli illecitamente riprodotti sono assai brevi rispetto al libro”. Un elemento che ha inciso sulla quantificazione del risarcimento.

La Corte ha riconosciuto “l’innegabile abilità di Saviano nella rielaborazione degli articoli e nell’inserimento degli stessi in una trattazione ben più ampia e caratterizzata da particolare pregevolezza letteraria“, evidenziando come il successo dell’opera non possa essere ricondotto ai pochi brani oggetto della contestazione.

Cosa resta

La decisione della Cassazione ribadisce un principio fondamentale del diritto d’autore: anche un’opera di grande valore creativo deve rispettare le regole sulla riproduzione di contenuti altrui. L’utilizzo di articoli giornalistici senza citarne correttamente la fonte può comportare una violazione, indipendentemente dal successo editoriale dell’opera che li contiene.

Allo stesso tempo, la sentenza distingue chiaramente il peso della violazione dal valore complessivo del libro, riconoscendo che gli articoli contestati hanno avuto un’incidenza tutto sommato marginale nell’economia di un’opera che ha venduto oltre 2,2 milioni di copie in Italia e circa 10 milioni nel mondo.


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