L'omessa dichiarazione di precedenti penali in sede di domanda di inserimento in graduatoria, di I, II, o di III fascia (sia per il personale ATA che per il personale docente) equivale a dichiarazione mendace e tecnicamente la dichiarazione mendace comporta la decadenza dalla graduatoria. Ma se la dichiarazione mendace riguarda reati che non sono ostativi all'accesso al pubblico impiego, la giurisprudenza più recente ha affermato che è illegittimo il provvedimento di decadenza dalla graduatoria emesso dal dirigente scolastico o dall'Ufficio Scolastico provinciale.

Sei o appartieni alla categoria di dipendenti denominata “ATA”?
Sei un Professore, o comunque un docente di qualunque livello?
Hai partecipato a un concorso interno e sei stato dichiarato decaduto da una graduatoria di I, II, o di III fascia e vuoi essere re inserito?

Puoi farlo, poiché tutte le volte in cui si viene esclusi sulla basedi una dichiarazione mendace o altro, quando tale dichiarazione riguarda una circostanza che non costituisce requisito ai fini dell’inserimento in graduatoria, si può fare causa per chiedere di essere riammessi.

Si può decadere dalla graduatoria di I, II, o di III fascia del personale ATA o docente per omessa o falsa dichiarazione sui propri precedenti penali?

Solo in alcuni casi, quando cioè il dichiarante si trova in una delle condizioni previste dall’art. 1, della L. n. 16/1992:
a) abbia riportato condanna, anche non definitiva, per il delitto previsto dall’art. 416- bis del codice penale o per il delitto di associazione finalizzata al traffico illecito di sostanze stupefacenti o psicotrope di cui all’art. 74 del testo unico approvato con decreto del Presidente della Repubblica 9 ottobre 1990, n. 309, o per un delitto di cui all’art. 73 del citato testo unico, concernente la produzione o il traffico di dette sostanze, o per un delitto concernente la fabbricazione, l’importazione, l’esportazione, la vendita o cessione, l’uso o il trasporto di armi, munizioni o materie esplodenti, o per il delitto di favoreggiamento personale o reale commesso in relazione a taluno dei predetti reati;

b) abbia riportato condanna, anche non definitiva, per i delitti previsti dagli articoli 314 (peculato), 316 (peculato mediante profitto dell’errore altrui), 316- bis (malversazione a danno dello Stato), 317 (concussione), 318 (corruzione per un atto d’ufficio), 319 (corruzione per un atto contrario ai doveri d’ufficio), 319- ter (corruzione in atti giudiziari), 320 (corruzione di persona incaricata di un pubblico servizio) del codice penale;

c ) sia stato condannato con sentenza definitiva o con sentenza di primo grado, confermata in appello, per un delitto commesso con abuso dei poteri o con violazione dei doveri inerenti ad una pubblica funzione o a un pubblico servizio diverso da quelli indicati alla lettera b );

d) per lo stesso fatto, sia stato condannato con sentenza definitiva o con sentenza di primo grado, confermata in appello, ad una pena non inferiore a due anni di reclusione per delitto non colposo;

e) sia stato sottoposto al procedimento penale per i delitti indicati alla lettera a ), se per essi è stato già disposto il giudizio, se sia stato presentato ovvero citato a comparire in udienza per il giudizio;

f) sia stato sottoposto dal tribunale, anche se con provvedimento non definitivo, ad una misura di prevenzione, in quanto indiziato di appartenere ad una delle associazioni di cui all’art. 1 della legge 31 maggio 1965, n. 575, come sostituito dall’art. 13 della legge 13 dicembre 1982, n. 646.

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