Tornare a casa dopo una serata e pensare di “ripiegare” su un monopattino per evitare problemi non è più un’alternativa innocua. Una recente sentenza della Corte di Cassazione ha stabilito che guidare un monopattino elettrico in stato di ebbrezza configura un vero e proprio reato, alla stregua della guida di un’automobile. È un passaggio destinato a cambiare in profondità le abitudini di migliaia di utenti della micromobilità.
La sentenza
La Cassazione, intervenendo su un caso che ha attirato l’attenzione nazionale, ha chiarito in modo definitivo che i monopattini rientrano nella definizione di veicolo prevista dall’articolo 46 del Codice della strada. In virtù di questa equiparazione, chi li conduce è soggetto alle stesse norme previste per i velocipedi, comprese quelle sulla guida in stato di ebbrezza. Il risultato è netto: se si viene fermati con un tasso alcolemico superiore ai limiti consentiti, scattano le sanzioni penali previste dalla legge. Non una semplice multa, ma un procedimento che può portare a responsabilità ben più pesanti.
Sulle conseguenze pratiche, la giurisprudenza è altrettanto chiara. Il superamento del limite di 0,5 g/l accerta la guida in stato di ebbrezza e apre la strada a procedimenti che possono includere ammende, denunce e, nei casi più gravi, pene detentive. La sospensione della patente non si applica perché non è richiesta per condurre un monopattino; tuttavia, questo non attenua in alcun modo la gravità giuridica della condotta. La guida in stato di alterazione resta un reato e viene trattata come tale.
Il punto centrale è culturale prima ancora che normativo. La sentenza mette fine all’idea che i monopattini siano mezzi “leggeri”, quasi giocattoli, sottratti alle regole comuni della circolazione. Con l’aumento costante dei mezzi di micromobilità nelle città, era inevitabile chiedersi quali responsabilità dovessero ricadere su chi li utilizza. La risposta ora è arrivata: valgono le stesse tutele previste per gli altri utenti della strada, perché i rischi non sono minori. L’alcol riduce i riflessi, altera la percezione e aumenta la probabilità di incidenti, indipendentemente dal mezzo impiegato.
Un cambio di prospettiva
Per chi utilizza quotidianamente un monopattino è un cambio di prospettiva profondo. Anche un tragitto breve dopo aver bevuto può trasformarsi in un problema serio. Aggrapparsi all’idea che “non è un’auto” non ha più alcun valore. Le forze dell’ordine, in presenza di sospetti, possono procedere ai controlli alcolemici e applicare tutte le norme previste per la guida in stato di ebbrezza. La tutela della sicurezza rappresenta la priorità e la sentenza della Cassazione ribadisce che non esistono scorciatoie.
È una scelta che va nella direzione di una maggiore responsabilizzazione degli utenti e di una circolazione più sicura per tutti, pedoni compresi. Nelle strade urbane sempre più affollate, il comportamento di chi guida un monopattino espone sé stesso e gli altri agli stessi pericoli che derivano da una guida imprudente su due o quattro ruote. La decisione dei giudici chiude così un vuoto interpretativo e armonizza la disciplina della micromobilità con quella del resto del Codice della strada.
In sintesi, il messaggio è semplice e inequivocabile: se hai bevuto, non salire sul monopattino. Le conseguenze non sono più un richiamo morale o una sanzione amministrativa, ma un reato vero e proprio. Un cambiamento che segna un prima e un dopo nell’uso dei monopattini elettrici e che richiede maggiore consapevolezza da parte di tutti.
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