Guai a usare “Mc”. Non è una battuta, ma una linea di condotta, ormai chiara nei tribunali. L’ultima conferma arriva da Bari, dove la quarta sezione civile ha stabilito che una paninoteca pugliese dovrà rinunciare al nome Mc Dino’s e a tutte le varianti costruite su quel prefisso.
I fatti
La vicenda nasce da una diffida inviata da McDonald’s, rimasta senza risposta. Nel frattempo il locale aveva continuato a usare non solo l’insegna Mc Dino’s, ma anche denominazioni come McDrive e Mc Burger. Un insieme di richiami che, secondo i giudici, non lascia spazio a dubbi: il collegamento con la multinazionale è immediato.
La sentenza è chiara. Il marchio di McDonald’s è talmente noto da meritare una tutela rafforzata. Il prefisso “Mc” è considerato un elemento distintivo capace, da solo, di orientare il consumatore verso un’unica origine. Non serve copiare tutto: basta evocare.
Per questo il tribunale ha vietato l’uso di Mc Dino’s, McDrive, Mc Burger e di qualsiasi altro elemento simile, riconducendo il divieto alla violazione dei diritti sul marchio e a pratiche concorrenziali scorrette. È stata riconosciuta sia la contraffazione sia la concorrenza sleale. Niente risarcimento, però, perché il danno non è stato dimostrato. Ma sul principio non si discute: quel prefisso, in questo contesto, non è utilizzabile.
Gli altri casi
Quello di Bari non è un caso isolato. È l’ultimo capitolo di una storia già vista. A Torino, con Mac Bün, la partita si era chiusa prima della sentenza, ma con lo stesso esito: diffida e cambio di nome, fino alla versione M** Bün. In Sardegna, con McPuddu’s e McFruttu’s, il percorso è stato simile: contestazione, rinuncia al “Mc” e nuova identità. Casi diversi, stesso copione. Ovvero: quando un marchio diventa così riconoscibile da funzionare quasi da solo, la tutela si estende anche agli elementi che lo compongono. Per i giudici non si tratta solo di evitare copie identiche, ma anche richiami capaci di generare confusione. Ed è proprio questo il punto: il prefisso “Mc”, nato come elemento linguistico, oggi non è più considerato neutro. È valutato alla pari di una scorciatoia mentale: lo leggi e pensi subito a McDonald’s. Il diritto non crea questa associazione: ma, in ultima analisi, prende atto della sua esistenza.
Un confine.. delicato
È qui che la questione si fa più interessante sul piano giuridico. La protezione del marchio, soprattutto quando questo ha acquisito notorietà, non si limita a evitare la riproduzione identica, ma si allarga fino a ricomprendere ogni utilizzo idoneo a generare un’associazione nella mente del consumatore medio. È il principio del cosiddetto rischio di confusione, che nel tempo si è evoluto fino a includere anche il semplice richiamo evocativo.
Tuttavia, proprio questa estensione pone un problema di equilibrio. Più un marchio è forte e riconoscibile, più ampia rischia di diventare la sua area di tutela. Il rischio, in casi come questi, è che la protezione si trasformi in una sorta di monopolio su elementi che, presi isolatamente, appartengono al linguaggio comune. Il prefisso “Mc”, infatti, nasce come elemento linguistico, ma nel contesto commerciale è stato progressivamente assorbito da un’unica identità imprenditoriale.
Il diritto, in queste situazioni, si muove su un confine delicato. Da un lato deve garantire la tutela effettiva del marchio e prevenire fenomeni di agganciamento parassitario. Dall’altro deve evitare che questa tutela si traduca in una compressione eccessiva della libertà di iniziativa economica e della stessa possibilità di utilizzare segni che, almeno in astratto, non sono esclusivi.
La sentenza del Tribunale di Bari si colloca chiaramente nel primo solco, rafforzando la protezione del marchio noto e riconoscendo la capacità distintiva autonoma del prefisso “Mc”. Ma proprio decisioni di questo tipo rendono evidente la necessità di continuare a interrogarsi sul punto di equilibrio. Perché il rischio, altrimenti, è quello di arrivare a una tutela sempre più ampia per alcuni operatori, proporzionata non solo alla forza del marchio, ma anche alla sua diffusione culturale.
Ed è in questo spazio, tra tutela dovuta e confini necessari, che si giocheranno inevitabilmente le prossime controversie..
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