Giustizia a passo di lumaca: 7 anni per una sentenza

È una decisione destinata a lasciare il segno, quella delle Sezioni Unite della Cassazione del 4 novembre: una pronuncia che restringe gli spazi per i processi-lumaca e collega in modo diretto la gravità della sanzione disciplinare ai giorni di ritardo accumulati nel deposito delle sentenze.

Il caso riguarda una magistrata del Tribunale di Nocera Inferiore che, tra il 2016 e il 2020, ha registrato tempistiche più che dilatate: solo per fare un esempio, oltre 2.500 giorni di ritardo rispetto ai termini per le ordinanze di rimessione in istruttoria di procedimenti andati in decisione. La Cassazione ha confermato la sanzione del Csm – due mesi di perdita di anzianità – per aver «mancato ai doveri di diligenza e laboriosità con reiterati, gravi e ingiustificabili ritardi nel compimento degli atti relativi all’esercizio delle funzioni» ma soprattutto ha introdotto un principio nuovo: il tempo non è più una variabile neutra, bensì un parametro oggettivo di responsabilità.

Le giustificazioni? Non bastano più

Il vero elemento innovativo della sentenza è l’esclusione del “carico di lavoro” come giustificazione automatica. La Suprema Corte afferma chiaramente che non è sufficiente invocare l’eccesso di fascicoli e le difficoltà organizzative: la gestione del tempo e dei procedimenti rientra a pieno titolo nei doveri del magistrato. In altre parole, spiegano i giudici, è sufficiente imparare ad organizzarsi meglio.

«Non rappresentano idonea giustificazione il carico di lavoro pur ingente né le carenze di organico dell’ufficio, trattandosi di circostanze che non escludono la possibilità del magistrato di meglio auto organizzare il proprio lavoro per evitare ritardi».

Un messaggio che valorizza l’efficienza come componente essenziale della giustizia, al pari dell’imparzialità e della competenza.

Il tempo come misura

La pronuncia segna un passaggio importante nella giurisprudenza disciplinare, riconoscendo che la tempestività è parte del diritto dei cittadini a un processo equo. Ogni giorno di ritardo non rappresenta solo un dato statistico, ma una forma di sospensione della certezza del diritto. Noi lo sosteniamo da tempo: e da oggi, per fortuna, anche la giurisprudenza lo ammette esplicitamente..


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