Anche un risotto ai funghi può finire in tribunale. È quanto accaduto a Pisa, dove una donna ha chiesto il risarcimento dei danni dopo aver trovato alcuni sassolini nel piatto, rompendosi due denti e danneggiando un ponte dentale. Il conto per le cure odontoiatriche era stimato in circa 8mila euro. Ma la causa si è conclusa con una decisione sfavorevole alla donna: nessun risarcimento.
Secondo quanto emerso in giudizio, la donna aveva acquistato dei funghi porcini secchi in un supermercato e li aveva utilizzati per preparare un risotto. Durante la cena, però, avrebbe morso alcuni piccoli sassi presenti nel piatto. Sicura che provenissero proprio dalla confezione di funghi, ha citato in giudizio sia il punto vendita sia l’azienda produttrice del prodotto alimentare.
Il Tribunale dice no
Il Tribunale di Pisa ha però respinto la domanda. Il motivo non riguarda l’assenza del danno – la rottura dei denti era documentata – ma la difficoltà di dimostrare da dove provenissero i sassolini. In altre parole, il giudice ha ritenuto che non fosse provato che il corpo estraneo fosse già presente nella confezione acquistata.
Il punto centrale della vicenda è proprio questo passaggio probatorio. I funghi secchi non sono un prodotto pronto al consumo: devono essere ammollati, sciacquati e cucinati insieme ad altri ingredienti. In questo processo domestico di preparazione, ha osservato il tribunale, non è possibile escludere con certezza che il sassolino possa provenire da un altro ingrediente o essere stato introdotto accidentalmente.
Nemmeno la testimonianza di una persona presente alla cena è stata sufficiente a chiarire l’origine del corpo estraneo. Il testimone aveva visto la donna sputare un fungo con un sassolino, ma non aveva assistito all’apertura della confezione né alla fase di preparazione del piatto.
Non basta il danno
Dal punto di vista giuridico il caso richiama un principio ben noto nelle cause di responsabilità da prodotto difettoso: non basta dimostrare di aver subito un danno, bisogna anche provare che quel danno sia stato causato da un difetto del prodotto immesso sul mercato. Se questo collegamento non viene dimostrato, la domanda risarcitoria non può essere accolta.
È proprio ciò che è accaduto in questa vicenda. Non essendo stato possibile stabilire con certezza che i sassolini provenissero dal prodotto acquistato, il tribunale ha respinto la richiesta di risarcimento e condannato l’attrice al pagamento delle spese legali.
Un caso apparentemente banale, ma che ricorda quanto l’onere della prova resti decisivo nelle controversie legate alla sicurezza alimentare. Anche quando il danno è reale, senza un collegamento chiaro con il prodotto contestato la responsabilità del produttore o del venditore non può essere affermata.
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