Dazi: la sentenza contro Trump e l’attesa per la Corte Suprema

La Corte d’appello federale americana ha inflitto un duro colpo a Donald Trump dichiarando in gran parte illegali i dazi imposti durante la sua presidenza. Secondo i giudici, il ricorso all’IEEPA – la legge che consente al presidente di agire in caso di “emergenza nazionale” – non giustifica l’uso di tariffe generalizzate sul commercio internazionale. È un passaggio storico, perché tocca direttamente il delicato equilibrio dei poteri negli Stati Uniti e rimette in discussione una delle bandiere più controverse della politica economica di Trump.

La partita si sposta alla Corte Suprema

Meglio chiarirlo, la sentenza non significa però la fine dei dazi. Questi, infatti, resteranno in vigore fino a metà ottobre, dando tempo alla Casa Bianca di ricorrere alla Corte Suprema. Ed è proprio lì che si giocherà la partita decisiva: la speranza di Trump e del suo entourage è che i giudici supremi ribaltino la decisione, riaffermando l’ampiezza dei poteri presidenziali. Un’ipotesi non del tutto improbabile, visto che in passato la Corte non ha esitato a rafforzare le prerogative dell’esecutivo in materia di sicurezza e commercio.

Per le imprese italiane, la situazione si traduce in un’incertezza continua. Da una parte la prospettiva di vedere annullati dazi costosi e ingiustificati, dall’altra il rischio che tutto torni come prima, o addirittura che vengano esplorate nuove vie legislative per reintrodurre barriere tariffarie. In mezzo ci sono i mercati internazionali, che guardano con preoccupazione a questa guerra di norme e interpretazioni.

Un sistema legale diverso

Al di là dei risvolti economici, la vicenda ci offre uno spaccato interessante sulla diversità dei sistemi giuridici. In Italia non esistono strumenti come l’IEEPA, che permettono al presidente di invocare emergenze per modificare in profondità le regole commerciali. Negli Stati Uniti invece la flessibilità normativa è maggiore, ma si scontra con la forza delle corti, che possono bloccare o ridimensionare l’azione dell’esecutivo. È un gioco di pesi e contrappesi che oggi riguarda i dazi, ma che domani potrebbe toccare altri ambiti centrali della politica americana.

La sentenza della Corte d’appello non è la parola fine. È solo l’inizio di un braccio di ferro che si sposterà davanti alla Corte Suprema, e che avrà conseguenze concrete non solo per l’economia americana, ma anche per le aziende europee e italiane che con gli Stati Uniti intrattengono rapporti quotidiani. Ancora una volta, il destino del commercio globale passa per le aule dei tribunali americani.


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