Alla fine è arrivata la decisione del Consiglio di Stato (ordinanza n. 4765/2023) che respinge la richiesta del Ministero della Cultura di sospensione cautelare dell’efficacia della sentenza n. 7624/2023, pubblicata il 5.05.2023, del Tar del Lazio, cui lo Studio Legale Rienzi e il Codacons si erano rivolti per contestare il diniego al Tax Credit verso la casa di produzione Ila Palma di Rean Duilio Mazzone per il film di Moni Ovadia “La terra senza”.

Il Tar del Lazio, con la sentenza citata, aveva annullato il decreto interministeriale n. 368 del 13.10.2022, pubblicato sul sito del Ministero della Cultura, nella parte in cui limita il diritto al Tax Credit – ossia il credito d’imposta pari al 40% del costo eleggibile di produzione che spetta ai produttori cinematografici per opere riconosciute di nazionalità italiana – alle imprese costituite nella forma di società di capitali, escludendo dall’agevolazione fiscale le imprese di produzione cinematografica costituite come ditte individuali o società di persone.

Il decreto annullato dal Tar aveva penalizzato, tra le altre, anche la ditta individuale Ila Palma di Rean Mazzone che, dopo aver concluso le riprese del film “La terra senza”, per la regia di Moni Ovadia, si era vista negare l’accesso all’agevolazione fiscale prevista dalla normativa esistente al momento di avvio della produzione del film, in virtù delle nuove disposizioni dell’ottobre 2022.
Un provvedimento che, secondo il Codacons, era illegittimo in quanto la legge n. 220/2016 istitutiva del Tax Credit, cui i decreti ministeriali attuativi devono uniformarsi, attribuisce il beneficio, indistintamente, alle imprese di produzione cinematografica e audiovisiva, intendendo per tali tutti i soggetti che svolgono attività in veste imprenditoriale ed indipendentemente da quale sia la forma giuridica adottata. E ciò anche in considerazione dei fini perseguiti dalla legge sul Tax Credit, finalizzate al sostegno delle piccole imprese di produzione italiana, che detengono una incredibile forza creativa. Il decreto ministeriale dunque, escludendo dal beneficio fiscale le ditte individuali e le società di persone, si poneva in contrasto con la legge. Il Tar del Lazio aveva dato ragione al Codacons, sposando pienamente questa tesi.
Oggi il Consiglio di Stato, adito dal Ministero della Cultura per la riforma della sentenza, conferma, in via cautelare, questa decisione, affermando che la domanda di sospensione della sua efficacia “non appare assistita dai necessari presupposti, con particolare riferimento all’assenza del richiesto fumus boni iuris, a fronte della genericità della disciplina legislativa oggetto di attuazione che non sembra legittimare le scelte regolamentari incidenti, fra l’altro, su situazioni pregresse in possibile violazione del principio di affidamento, nonché della natura del credito di imposta in discussione”.

Un risultato importantissimo per la Ila Palma, che ora si vedrà riconosciuto il beneficio fiscale che le era stato illegittimamente negato, ma anche per tutte le piccole case di produzione cinematografiche e audiovisive, che vedono tutelato il loro valore con il riconoscimento al Tax Credit. Le sentenza del Tar del Lazio confermata in via cautelare dal Consiglio di Stato, infatti, ha efficacia erga omnes e pertanto determina il diritto per tutte le ditte individuali e società di persone di chiedere il tax credit accedendo alla relativa piattaforma online, che allo stato, risulta bloccata in assenza della forma giuridica di società di capitali.

Le piccole case di produzione operanti come ditte individuali o società di persone che hanno prodotto un film riconosciuto di nazionalità italiana e che non hanno avuto accesso al tax credit, pertanto, possono rivolgersi al Codacons per valutare la propria posizione ed agire per il riconoscimento del beneficio fiscale. Ha espresso soddisfazione per il provvedimento del Consiglio di Stato l’Avv. Carlo Rienzi, secondo il quale “Il Consiglio di Stato ha confermato la totale illegittimità dei limiti formali e del tutto iniqui che il Ministero della Cultura aveva posto all’accesso al Tax Credit per i piccoli produttori cinematografici italiani, omettendo, invece, di concentrare il proprio intervento al fine di garantire che i contributi siano richiesti e assegnati nel rispetto delle regole”.


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