A Villa d’Adda una coppia di cinquantenni ha tentato di opporsi a un pignoramento sostenendo che la propria villetta bifamiliare fosse uno Stato indipendente di fronte ai carabinieri incaricati di eseguire un atto legato a un debito bancario.
Secondo quanto emerso dalla stampa locale, il marito avrebbe impedito l’ingresso ai militari mentre la moglie mostrava un cartello con la scritta: “Stato sotto la protezione dell’ONU”. Senza contare che, nel corso del pignoramento, una piccola folla si sarebbe radunata per sostenere la coppia. Parallelamente, i due cercavano di pagare il mutuo con una moneta virtuale di propria invenzione, snobbando l’euro e il sistema bancario ufficiale.
Gli atti sono stati comunque notificati, anche se all’esterno dell’abitazione. La vicenda, che risale tra la fine del 2018 e l’inizio del 2019, arriva ora in tribunale con accuse di resistenza a pubblico ufficiale e inosservanza dei provvedimenti dell’autorità giudiziaria. L’udienza è stata rinviata al 4 maggio per consentire la visione di un filmato girato dai carabinieri della stazione di Calusco d’Adda. A processo figurano anche una 62enne di Sorisole e una 57enne veneta che avrebbe svolto un ruolo di consulenza.
Il nodo giuridico
Al di là del tono paradossale della vicenda, il punto giuridico è chiaro e piuttosto lineare. La sovranità non è una scelta individuale e non può essere proclamata per sottrarsi alla giurisdizione dello Stato. Un pignoramento è un atto previsto dal codice di procedura civile e, se ritenuto illegittimo, può essere contestato solo attraverso gli strumenti processuali ordinari.
Non esiste alcun riconoscimento, né interno né internazionale, che consenta a un’abitazione privata di dichiararsi entità statuale e di sottrarsi agli obblighi di legge. Il richiamo all’ONU, in questo contesto, è destinato a non produrre alcun effetto giuridico.
Precedenti e pseudo-istituzioni
In provincia di Bergamo non è il primo episodio in cui emergono teorie di questo tipo. Nel 2023 la Polizia di Stato ha denunciato tre soggetti legati al cosiddetto Tribunale Popolare Terra Lombarda, organismo privo di riconoscimento giuridico che notificava falsi provvedimenti a professionisti, presentandosi talvolta con modalità idonee a ingenerare timore. In quel caso le accuse furono usurpazione di funzioni pubbliche e minaccia a pubblico ufficiale.
Il tratto comune è il disconoscimento dell’ordinamento e la convinzione che dichiarazioni unilaterali possano produrre effetti giuridici vincolanti.
Il tema delle micronazioni
Il tema delle micronazioni non è nuovo nel dibattito pubblico italiano. Un precedente noto è quello dell’Isola delle Rose, piattaforma artificiale al largo di Rimini che nel 1968 si proclamò Stato indipendente prima di essere rimossa dalle autorità italiane. Anche in quel caso la questione centrale fu il riconoscimento internazionale e l’effettività della sovranità, elementi che non possono nascere da una semplice dichiarazione unilaterale.
Le micronazioni, nella maggior parte dei casi, restano esperimenti simbolici o provocazioni culturali. Quando però vengono invocate per sottrarsi a obblighi civili o a provvedimenti giudiziari, il confronto torna rapidamente sul terreno della legalità ordinaria.
Quando il diritto incontra la realtà
Chi frequenta le aule di tribunale sa che il diritto non è fatto solo di questioni costituzionali o di complesse operazioni societarie. Accanto ai casi tecnicamente sofisticati, arrivano vicende che sembrano uscite da una sceneggiatura improbabile.
È la normale variabilità del contenzioso: dal contratto milionario alla moneta “di fantasia”, dal ricorso articolato al cartello appeso al cancello. Chi si occupa di diritto lo sa bene: l’ordinamento è una cosa seria, ma i casi che bussano alla porta dei tribunali, a volte, hanno una fantasia che nessun manuale può prevedere.
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