Chi vive accanto a una grande arteria urbana sa che traffico, smog e rumore non sono semplici disagi: diventano una condizione quotidiana che incide su salute, sicurezza e qualità della vita. Per alcuni residenti della zona Foro Italico, a Roma, proprio questa condizione è stata riconosciuta come violazione di un diritto fondamentale, con una sentenza destinata a fare giurisprudenza.
I fatti
La Corte di Cassazione infatti ha confermato la responsabilità di Roma Capitale per l’esposizione prolungata dei residenti della tangenziale a livelli di rumore e polveri sottili oltre i limiti previsti dalla normativa. La vicenda riguarda il tratto compreso tra il Foro Italico e l’ingresso della Galleria Giovanni XXIII, un’area caratterizzata da traffico intenso e continue emissioni che hanno superato per anni le soglie fissate dalle disposizioni nazionali e dall’Unione europea.
Il punto centrale della decisione riguarda la mancata adozione di misure idonee a contenere l’impatto ambientale. La Cassazione ha ribadito che l’amministrazione non può limitarsi a riconoscere l’esistenza del problema né trasferire sui cittadini gli oneri di protezione, come era stato fatto in primo grado suggerendo l’installazione di infissi speciali. L’ente pubblico è tenuto invece ad adottare interventi strutturali che garantiscano il rispetto dei limiti acustici e atmosferici, quando l’infrastruttura stradale ricade sotto la sua competenza.
Nelle fasi precedenti, i risarcimenti erano stati quantificati in circa 2.000 euro per ciascun residente. L’Appello prima e la Cassazione poi hanno ridefinito l’entità e la natura del danno, stabilendo un risarcimento di circa 10.000 euro a persona e ribadendo il nesso diretto tra l’inerzia dell’amministrazione e il pregiudizio subito dagli abitanti. La Suprema Corte ha riconosciuto che la violazione dei limiti di legge configura un danno risarcibile sia sotto il profilo patrimoniale sia sotto quello della lesione del diritto al rispetto della vita privata, come tutelato dall’art. 8 della Convenzione europea dei diritti dell’uomo.
La sentenza
La pronuncia richiama inoltre l’obbligo dell’amministrazione di intervenire anche con misure specifiche sul tratto interessato, come la realizzazione di barriere fonoassorbenti e l’introduzione di limiti di velocità più restrittivi, strumenti già ampiamente previsti dalle norme sulla mitigazione dell’impatto acustico. L’accertamento dei livelli di rumore e delle polveri sottili ha svolto un ruolo decisivo: i superamenti ripetuti hanno dimostrato non solo l’inadeguatezza delle soluzioni adottate negli anni, ma anche l’omissione degli interventi necessari a ristabilire condizioni conformi agli standard minimi di tutela.
Si tratta di una decisione che chiarisce ancora una volta come l’ente pubblico sia chiamato a garantire che infrastrutture e viabilità non producano livelli di inquinamento incompatibili con la normativa vigente. La responsabilità dell’amministrazione non deriva dalla semplice presenza di un flusso veicolare intenso, ma dalla mancata attuazione degli strumenti di contenimento e dalla tolleranza di livelli di esposizione nocivi e reiterati nel tempo.
Possibili sviluppi
La decisione apre inevitabilmente la strada a nuove iniziative giudiziarie. È prevedibile che altri residenti che vivono lungo gli assi viari più impattanti della Capitale – e non solo – possano valutare il ricorso al tribunale sulla base dello stesso principio: superamenti ripetuti dei limiti di legge, mancata adozione delle misure di mitigazione e responsabilità dell’amministrazione nella tutela della salute e della vivibilità urbana.
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