Essere genitori non significa soltanto contribuire al mantenimento di un figlio. Significa poter essere presenti nella sua crescita, educarlo, sostenerlo e costruire con lui un legame affettivo. Quando questo diritto-dovere viene impedito senza una valida ragione, le conseguenze possono andare ben oltre il conflitto familiare. Chi ostacola il rapporto tra un figlio e l’altro genitore, infatti, può essere condannato a risarcire il danno.
Lo conferma una recente sentenza della Corte d’Appello di Roma, che ha riconosciuto a un padre oltre 156 mila euro di risarcimento dopo anni in cui gli era stato di fatto impedito di esercitare il proprio ruolo genitoriale.
Il diritto di essere genitori non è solo formale
La vicenda nasce da una lunga e complessa separazione. Per anni il padre non ha potuto mantenere un rapporto stabile con il figlio, nonostante numerosi provvedimenti dell’autorità giudiziaria.
Secondo i giudici, il comportamento dell’ex moglie ha impedito all’uomo di esercitare concretamente il proprio diritto-dovere di “mantenere, educare, istruire e assistere moralmente” il figlio, privandolo di una parte essenziale della sua vita familiare. Una lesione che non riguarda soltanto il rapporto personale, ma un diritto espressamente tutelato dal nostro ordinamento.
Quando il comportamento dell’altro genitore diventa illecito
La decisione richiama l’articolo 709-ter del Codice di procedura civile, che consente al giudice di sanzionare il genitore che non rispetta i provvedimenti sull’affidamento o ostacola l’esercizio della responsabilità genitoriale dell’altro. Ma la Corte compie anche un passo ulteriore.
Impedire sistematicamente a un padre o a una madre di vivere il rapporto con il proprio figlio può costituire un vero e proprio illecito endofamiliare, cioè un comportamento contrario alla legge che genera un danno risarcibile. In altre parole, non si tratta soltanto di violare le regole stabilite dal giudice, ma di ledere un diritto fondamentale della persona.
La bigenitorialità resta fondamentale
La sentenza ribadisce un principio ormai consolidato: salvo situazioni di reale pericolo per il minore, ogni figlio ha il diritto di mantenere un rapporto equilibrato e continuativo con entrambi i genitori. Le tensioni nate dopo una separazione, i conflitti personali o il deterioramento dei rapporti tra gli ex coniugi non possono trasformarsi in uno strumento per escludere uno dei due dalla vita del figlio. Il diritto alla bigenitorialità tutela innanzitutto il minore, ma protegge anche il diritto di ciascun genitore a svolgere concretamente il proprio ruolo.
Alienazione parentale: i comportamenti contano
La pronuncia affronta anche uno dei temi più delicati del diritto di famiglia: la cosiddetta alienazione parentale. I giudici ribadiscono che la cosiddetta PAS (Sindrome di Alienazione Parentale) non costituisce una categoria scientificamente riconosciuta. Ciò, però, non significa negare che possano esistere comportamenti concreti finalizzati ad allontanare il figlio dall’altro genitore. In sostanza, una “sindrome” può anche non esistere, ma esistono condotte che ostacolano il rapporto genitoriale e che possono essere accertate dal giudice, con tutte le conseguenze previste dalla legge.
Come viene calcolato il risarcimento
Una volta accertata la violazione del diritto alla genitorialità, resta da stabilire il valore del danno. Nel caso esaminato, la Corte d’Appello ha utilizzato come riferimento le tabelle elaborate dall’Osservatorio sulla Giustizia Civile di Milano, arrivando a riconoscere un risarcimento di 156.440 euro, oltre alle spese legali.
Naturalmente nessuna somma potrà restituire gli anni trascorsi lontano da un figlio, i compleanni mancati, i momenti di crescita, le esperienze condivise solo da lontano. Il risarcimento, però, rappresenta il riconoscimento giuridico di una perdita che la legge considera reale e meritevole di tutela.
Il principio
La decisione della Corte d’Appello di Roma lancia un messaggio chiaro: impedire senza valide ragioni a un padre o a una madre di vivere il rapporto con il proprio figlio può comportare conseguenze economiche molto rilevanti. Naturalmente ogni vicenda familiare è diversa e, quando esistono situazioni di abuso, violenza o concreto pregiudizio per il minore, la limitazione dei rapporti può essere non solo legittima, ma necessaria. Fuori da questi casi, però, la bigenitorialità resta un principio fondamentale del nostro ordinamento.
E quando uno dei due genitori viene escluso ingiustamente dalla vita del figlio, il danno non è soltanto affettivo: può diventare anche giuridicamente risarcibile.
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