Uno schiaffo alla moglie gli costa sei mesi di carcere

Uno schiaffo sferrato durante una lite familiare può avere conseguenze penali rilevanti. Lo dimostra la sentenza con cui il Tribunale di Ferrara ha condannato in primo grado un uomo di 44 anni a sei mesi di reclusione per lesioni personali aggravate ai danni della moglie.

Secondo l’accusa, all’origine dell’aggressione ci sarebbe stata una discussione legata al carattere della donna, ritenuta dal marito “troppo taciturna” e “poco comunicativa“. Dalle parole, però, si sarebbe rapidamente passati ai fatti..

Il caso

L’episodio risale al 2024 ed è avvenuto a Copparo, in provincia di Ferrara.

Secondo la ricostruzione della Procura, durante il diverbio il 44enne, cittadino moldavo, avrebbe perso il controllo, colpendo la moglie con uno schiaffo in pieno volto. La donna, anche lei moldava e coetanea del marito, ha riportato lesioni giudicate guaribili in dieci giorni.

Oltre al reato di lesioni personali aggravate, l’uomo era chiamato a rispondere anche dell’accusa di minaccia, per aver presumibilmente rivolto alla moglie minacce di morte.

Su questo secondo capo di imputazione, tuttavia, il giudice ha dichiarato il non luogo a procedere, poiché la persona offesa non aveva presentato querela, requisito necessario affinché il procedimento potesse proseguire. Diversa, invece, la decisione sulle lesioni personali aggravate: il tribunale ha riconosciuto la responsabilità dell’imputato, condannandolo a sei mesi di carcere. La sentenza dispone inoltre il pagamento delle spese processuali e il risarcimento dei danni in favore della parte civile, costituitasi nel procedimento.

Basta un episodio

Anche un solo episodio di violenza può integrare il reato di lesioni personali previsto dall’articolo 582 del Codice penale. Non è quindi necessario che vi siano aggressioni ripetute o particolarmente gravi: anche uno schiaffo, se provoca lesioni, può essere sufficiente a far scattare la responsabilità penale.

Il fatto che la violenza avvenga tra marito e moglie non costituisce alcuna giustificazioneattenua la rilevanza del comportamento.

Le minacce

Diversa è la vicenda relativa all’accusa di minaccia.

Per questo reato, nei casi previsti dalla legge, è necessaria la querela della persona offesa affinché il procedimento penale possa proseguire. In assenza della querela, il giudice non può entrare nel merito dell’accusa e deve dichiarare il non luogo a procedere, come avvenuto in questo caso.

Ciò non incide, però, sull’accertamento relativo alle lesioni personali, che ha seguito un autonomo percorso processuale e si è concluso con la condanna dell’imputato.

Un principio chiaro

La decisione del Tribunale di Ferrara ribadisce un principio fondamentale: nessun litigio, neppure all’interno della coppia, può giustificare un’aggressione fisica.

Quando dalle parole si passa alla violenza, il comportamento può assumere rilievo penale, con conseguenze che vanno dalla condanna al risarcimento dei danni fino alle ulteriori misure previste dall’ordinamento a tutela delle vittime di violenza domestica.


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