Sbagliano la diagnosi: risarcimento da 1,7 milioni per i familiari

Arriva in ospedale con problemi respiratori. I medici, però, collegano i sintomi alla depressione di cui soffre da anni e lo curano con benzodiazepine. Ma il problema è un altro: l’uomo ha un’embolia polmonare in corso.

Il paziente, 66 anni, morirà. Ora il Tribunale civile di Piacenza ha condannato in primo grado l’Ausl a risarcire i suoi familiari con 1,7 milioni di euro.

I sintomi fraintesi

La vicenda risale all’agosto del 2018.

Il 66enne arriva in ospedale con problemi respiratori, ma nella valutazione del suo stato di salute pesa il fatto che soffra da anni di depressione.

I sanitari interpretano quindi i sintomi alla luce di questa patologia: l’uomo viene trattato con benzodiazepine e ricoverato nel reparto di Neurologia.

In realtà, secondo quanto ricostruito nel procedimento, era in corso un’embolia polmonare che non viene individuata. Le condizioni del paziente precipitano fino al decesso.

La causa dei familiari

Dopo la morte dell’uomo, i familiari avviano una causa per accertare le eventuali responsabilità nell’assistenza ricevuta in ospedale.

Il procedimento arriva ora alla sentenza di primo grado: il giudice Antonino Fazio del Tribunale civile di Piacenza ha condannato l’Ausl al pagamento di 1,7 milioni di euro in favore dei familiari.

Al centro della decisione c’è quindi la mancata individuazione dell’embolia e la conseguente gestione del paziente sulla base di una diagnosi diversa.

Il diritto al risarcimento

Una diagnosi errata, da sola, non significa automaticamente responsabilità medica.

Per ottenere un risarcimento occorre accertare anche il comportamento dei sanitari e il rapporto tra l’errore contestato e il danno subito dal paziente.

Quando viene dimostrato che una diagnosi corretta e tempestiva avrebbe potuto evitare il danno o incidere sul suo esito, può configurarsi una responsabilità sanitaria e, nei casi più gravi, il diritto dei familiari della vittima a ottenere un risarcimento.

Nel caso di Piacenza si tratta, è bene precisarlo, di una sentenza di primo grado, che potrà quindi essere impugnata.


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