La sentenza Cass. SS. UU. n. 2077/2024 tratta la questione attinente alla validità, o meno, di una procura speciale alle liti rilasciata in modalità analogica con sottoscrizione autografata della parte, la cui copia informatica venga utilizzata ai fini della proposizione del ricorso per Cassazione redatto in formato nativo digitale, notificato tramite PEC e depositato telematicamente.

Esaminando la questione, partendo dai precedenti giurisprudenziali, le Sez. Unite si sono soffermate sul requisito della specialità della procura ex art. 365 c.p.c.  in ragione della sua collocazione topografica e a prescindere dal contenuto, salvo che non risulti evidente “la non riferibilità al giudizio di cassazione”, chiedendosi se tali principi possano o meno estendersi anche al ricorso per cassazione telematico.

Le Sezioni Unite, con la decisione in commento, ritengono che la soluzione alla questione come posta dall’ordinanza interlocutoria, sia già presente nella motivazione contenuta in altra decisione a sezioni unite – precisamente la n. 36057/2022 – nella quale il principio di diritto enunciato per il caso di procura in formato analogico congiunta materialmente a ricorso per cassazione anch’esso in formato analogico si debba estendere anche alle ulteriori “diverse possibilità di conferimento della procura” contemplate dal terzo comma dell’art. 83 c.p.c. e, dunque, non solo all’ipotesi di procura ‘nativa digitale’ ma anche al caso, che rileva propriamente in questa sede, di procura ‘digitalizzata’, ossia di procura conferita su supporto cartaceo e che il difensore trasmette in copia informatica autenticata con firma digitale. Il principio sancito dalla sentenza n. 36057/2022 enunciava il seguente principio:

“[…] In tema di procura alle liti, il requisito della specialità, richiesto dall’art. 365 c.p.c. come condizione per la proposizione del ricorso per cassazione (del controricorso e degli atti equiparati), è integrato, a prescindere dal contenuto, dalla sua collocazione topografica, nel senso che la firma per autentica apposta dal difensore su foglio separato, ma materialmente congiunto all’atto, è in tutto equiparata alla procura redatta a margine o in calce allo stesso; tale collocazione topografica fa sì che la procura debba considerarsi conferita per il giudizio di cassazione anche se non contiene un espresso riferimento al provvedimento da impugnare o al giudizio da promuovere, purché da essa non risulti, in modo assolutamente evidente, la non riferibilità al giudizio di cassazione, tenendo presente, in ossequio al principio di conservazione enunciato dall’art. 1367 c.c. e dall’art. 159 c.p.c., che nei casi dubbi la procura va interpretata attribuendo alla parte conferente la volontà che consenta all’atto di produrre i suoi effetti […]”.


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