Non si può negare la sostituzione della pena detentiva con una pena pecuniaria semplicemente perché l’imputato non avrebbe abbastanza soldi per pagarla. È il principio alla base della decisione con cui la sesta sezione penale della Corte di Cassazione ha accolto il ricorso di un 49enne di Marcianise, condannato per evasione.
L’uomo era stato condannato il 16 maggio 2024 dal Tribunale di Santa Maria Capua Vetere a sei mesi di reclusione, decisione successivamente confermata in Appello.
Al centro del ricorso è finito però il rifiuto di sostituire la pena detentiva con quella pecuniaria. Secondo quanto riportato nelle motivazioni, i giudici d’Appello avevano respinto la richiesta considerando la situazione economica dell’imputato e ritenendo che non disponesse delle risorse necessarie per adempiere al pagamento.
La Cassazione: valutazione non corretta
Proprio questo passaggio è stato censurato dalla Suprema Corte. La mancanza di disponibilità economica dell’imputato non può, da sola, giustificare il diniego della sostituzione della pena detentiva con quella pecuniaria.
In sostanza, il rischio sarebbe quello di far dipendere l’accesso a una pena sostitutiva dalle condizioni economiche della persona condannata, facendo sì che chi non dispone delle somme necessarie debba scontare il carcere proprio perché meno abbiente.
La Cassazione ha quindi annullato la sentenza, disponendo un nuovo giudizio d’Appello. Sarà ora il giudice del rinvio a dover riesaminare la questione relativa alla pena, attenendosi ai principi indicati dalla Suprema Corte.
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