Arriva un importante chiarimento della Cassazione sui contratti stagionali. Con la sentenza n. 11269/2026, i giudici hanno stabilito che ai rapporti di lavoro stagionali non si applica il limite massimo delle proroghe previsto per i normali contratti a tempo determinato.
Una decisione che arriva proprio a ridosso della stagione estiva e che interessa settori come turismo, ristorazione, agricoltura, pesca, commercio ed eventi, dove il lavoro stagionale è particolarmente diffuso.
Cosa cambia
In generale, i contratti a tempo determinato prevedono limiti precisi sulla durata del rapporto e sul numero massimo di proroghe. Per il lavoro stagionale, però, la disciplina è diversa.
Secondo la Cassazione, se le attività stagionali sono escluse dal limite massimo di durata del contratto a termine, allora non può applicarsi neppure il tetto numerico delle proroghe, perché quel limite nasce proprio all’interno della durata massima ordinaria. In pratica, per gli stagionali non scatta automaticamente il contratto a tempo indeterminato solo perché vengono superate le normali soglie previste per gli altri rapporti a termine.
Il caso
La vicenda riguardava una società della pesca e lavorazione del tonno che aveva assunto un dipendente per più stagioni consecutive tra il 2009 e il 2018.
Nel periodo 2015-2018 erano stati stipulati quattro contratti stagionali prorogati complessivamente sette volte. In primo e secondo grado i giudici avevano dato ragione al lavoratore, trasformando il rapporto in contratto a tempo indeterminato. La Cassazione ha però ribaltato la decisione, chiarendo che il lavoro stagionale segue regole differenti rispetto ai normali contratti a termine.
La stagionalità deve essere reale
La sentenza non equivale a una sorta di “liberi tutti” per le aziende. Per applicare questa disciplina speciale, infatti, l’attività deve essere realmente stagionale e rientrare tra quelle previste dalla legge o dai contratti collettivi. Non basta definire un contratto come “stagionale” per aggirare le regole ordinarie.
Se manca una vera esigenza temporanea e ricorrente, il rapporto potrebbe comunque essere contestato e trasformato secondo le normali regole del lavoro a termine. La pronuncia della Cassazione offre quindi maggiore flessibilità alle imprese, ma conferma anche l’importanza di utilizzare correttamente il contratto stagionale.
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