Una pronuncia della Cassazione – Cassazione civile, sez. VI, 18 Febbraio 2022, n. 5440 – chiarisce che l’avvocato deve restituire il compenso già incassato se la sua assistenza si rivela inutile.

“Lo svolgimento di un’attività professionale, da parte dell’avvocato, totalmente inutile, già “ex ante” pronosticabile come tale, non gli attribuisce alcun diritto al compenso”.

La Cassazione, nel caso di specie, ha respinto il ricorso di un legale contro la condanna a restituire alla sua cliente 2mila euro già versati (nonostante la richiesta del professionista, che ne reclamava ancora quasi 4mila!). Alla base della decisione della Corte territoriale lo scarso tempismo del legale nel proporre appello: fatto, questo, che aveva indotto l’assista a chiedere un risarcimento.

Come da tempo sancito dalla giurisprudenza, la responsabilità professionale dell’avvocato discende dall’adozione di mezzi difensivi pregiudizievoli al cliente “e non è esclusa né ridotta quando tali modalità siano state sollecitate da quest’ultimo”: si tratta infatti di una scelta tecnica del quale il professionista risponde se un giudice valuta che, sin dall’inizio, la via seguita era inadeguata rispetto a ottenere il risultato richiesto dall’assistito.


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