Lavora nei campi 26 ore e rischia di perdere la pensione: i giudici fermano tutto

Può bastare qualche ora di lavoro per rischiare di perdere un’intera pensione? Secondo una recente decisione della Corte d’Appello di Trento, la risposta è no. E il caso concreto chiarisce bene perché.

I fatti

La vicenda riguarda un pensionato di 69 anni, uscito dal lavoro con la cosiddetta Quota 100. Tra il 2021 e il 2022 aveva svolto qualche ora di lavoro come operaio agricolo, poco più di una ventina in totale, per un compenso complessivo di appena 410 euro. Un’attività minima, sia per durata che per guadagni.

Nonostante ciò, l’INPS aveva chiesto la restituzione dell’intera pensione percepita nei due anni, per un totale di oltre 29mila euro. Alla base della richiesta, un’interpretazione rigida della norma che vieta il cumulo tra pensione anticipata e redditi da lavoro: secondo l’ente, anche un reddito minimo avrebbe fatto scattare la perdita dell’assegno per tutto l’anno.

Il pensionato ha però deciso di opporsi e ha portato la questione davanti al giudice: una scelta che si è rivelata decisiva. Prima il tribunale del lavoro gli ha dato ragione, poi la conferma è arrivata anche in appello.

I giudici hanno infatti adottato una lettura più equilibrata della norma. Il principio è semplice: il divieto di cumulo non può tradursi in una penalizzazione sproporzionata rispetto al lavoro svolto. Per questo motivo, la sospensione della pensione deve riguardare solo i periodi in cui si è effettivamente lavorato, e non l’intero anno.

Nel caso specifico, le ore lavorate erano concentrate nel mese di settembre di entrambi gli anni. Di conseguenza, solo le mensilità corrispondenti a quei periodi possono essere considerate “non cumulabili”. Per tutto il resto dell’anno, invece, la pensione resta pienamente dovuta, perché continua a svolgere la sua funzione principale: garantire un sostegno economico a chi è uscito dal mondo del lavoro.

La decisione

La Corte ha quindi stabilito che l’INPS dovrà restituire le somme trattenute in eccesso, limitando il recupero solo a quanto effettivamente non dovuto.

Si tratta di una decisione importante perché chiarisce un punto spesso fonte di dubbi e contenziosi. Chi percepisce una pensione con Quota 100 deve certamente prestare attenzione alle regole sul cumulo, ma questo caso dimostra che non ogni attività lavorativa comporta automaticamente la perdita totale dell’assegno.

In altre parole, il sistema previdenziale non può ignorare il principio di proporzionalità. E quando lo fa, è il giudice a rimettere le cose in equilibrio.


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