L’intelligenza artificiale sta entrando sempre più anche nella pratica forense, ma – come dimostra la cronaca – non sempre nel modo corretto. A dimostrarlo è un caso recente che sta facendo discutere: un avvocato ha utilizzato l’AI per redigere un atto giudiziario, arrivando a citare precedenti che, in realtà, non esistevano. Non si tratta di un episodio marginale, ma di una vicenda che mette in luce un tema sempre più attuale: il rapporto tra strumenti tecnologici avanzati e responsabilità professionale.
I fatti
Il professionista ha depositato un atto contenente il riferimento a quattro sentenze inesistenti, generate dall’intelligenza artificiale e mai sottoposte a un controllo effettivo. Le decisioni citate erano formalmente credibili, costruite con un linguaggio giuridico coerente e plausibile. Proprio questa apparente affidabilità ha reso l’errore ancora più insidioso, portando all’inserimento negli atti di riferimenti del tutto privi di riscontro reale. Un passaggio che ha inciso direttamente sull’esito del giudizio e che non è stato considerato alla stregua di una semplice svista..
Il punto giuridico
Il giudice ha qualificato la condotta come colpa grave, ribadendo un principio chiaro: l’avvocato è responsabile del contenuto degli atti che sottoscrive, indipendentemente dagli strumenti utilizzati per redigerli.
L’uso dell’intelligenza artificiale non attenua questa responsabilità. Al contrario, quando comporta l’inserimento di contenuti non verificati, può rappresentare un elemento di aggravamento. L’AI, infatti, non garantisce la correttezza delle informazioni, ma è in grado di generare contenuti solo verosimili, che richiedono sempre un vaglio critico.
In questo senso, la decisione si inserisce in un solco già tracciato: la diligenza professionale non viene meno con l’innovazione tecnologica, ma si misura anche nella capacità di governarla..
Una questione che riguarda tutti
L’episodio non ha valore tanto in riferimento al singolo caso, ma perché segnala una prassi più diffusa e – quindi – un rischio più ampio. L’intelligenza artificiale è destinata a diventare, e sta già diventando, uno strumento sempre più diffuso anche nel lavoro legale, con vantaggi evidenti in termini di tempo e produttività. Ma proprio per questo, l’uso superficiale di questi strumenti può avere conseguenze rilevanti. È quanto emerge chiaramente da questa vicenda: non è la tecnologia in sé a determinare l’errore, ma la mancanza di controllo e di attenzione nel suo utilizzo. E quando la superficialità prende il posto della verifica, il rischio può costare caro..
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