Anche gatti e conigli ora hanno diritto al risarcimento dei danni?

Per settimane sarebbero rimaste chiuse in casa senza acqua, cibo e assistenza. La gatta Athéna e la coniglia Maddy, sopravvissute a un lungo periodo di abbandono in un appartamento di Saint-Étienne, in Francia, sono oggi al centro di una decisione giudiziaria che sta facendo discutere tutta Europa.

Il tribunale della città ha condannato la proprietaria per maltrattamento, disponendo un risarcimento di 800 euro a favore della Société protectrice des animaux (Spa) di Lione, costituitasi parte civile nel processo. La cifra – 400 euro per ciascun animale – rappresenta uno dei casi più rilevanti di applicazione del cosiddetto “préjudice animalier”, cioè il danno agli animali.

Un principio semplice

Il principio è semplice: un animale non sarebbe solo un bene appartenente a qualcuno, ma un essere capace di soffrire. Per questo la sua sofferenza potrebbe avere un valore giuridico autonomo.

Secondo quanto emerso nel processo, Athéna e Maddy sarebbero state lasciate sole per quasi un mese in condizioni igieniche molto gravi, senza cure né alimentazione adeguata. Una situazione che il tribunale ha definito un grave episodio di maltrattamento.

La decisione è stata accolta positivamente dalla Spa di Lione. Per l’associazione, il riconoscimento del danno agli animali rappresenta un passo importante perché attribuisce un valore concreto alla sofferenza subita dagli animali.

Una tendenza in crescita

Negli ultimi anni i tribunali francesi hanno iniziato a riconoscere sempre più spesso il “préjudice animalier”. Uno dei casi più noti risale al 2024, quando il tribunale di Lille riconobbe un risarcimento dopo la morte della gatta Lanna, uccisa dal proprietario. Da allora altre decisioni hanno consolidato questo orientamento. Il punto centrale è il cambio di prospettiva: in passato i risarcimenti riguardavano soprattutto la sofferenza dei proprietari o delle persone coinvolte. Oggi, invece, si prova a riconoscere direttamente quella dell’animale.

Gli animali restano però “beni mobili”

Nonostante questa evoluzione, anche in Francia esiste ancora un limite importante. Dal 2015 il Codice civile francese definisce gli animali come “esseri senzienti”, riconoscendo la loro capacità di provare emozioni e sofferenza. Sul piano giuridico, però, continuano a essere assimilati ai beni mobili. Per questo motivo il risarcimento viene versato alle associazioni che si costituiscono parte civile nei processi, come accaduto nel caso di Athéna e Maddy.

E in Italia?

Anche nel nostro Paese la tutela degli animali sta assumendo un peso crescente. Il maltrattamento è già punito dal Codice penale e la Costituzione, dopo la riforma del 2022, tutela espressamente gli animali. Tuttavia, in Italia non esiste ancora un vero riconoscimento sul modello francese. Ed è proprio questo che rende la decisione di Saint-Étienne così interessante: l’idea che anche la sofferenza dell’animale possa avere un vero e proprio valore giuridico.


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