La Corte d’Appello dell’Aquila ha respinto il ricorso dei genitori della cosiddetta famiglia nel bosco di Palmoli, confermando l’allontanamento dei tre figli e depositando le motivazioni della decisione. Una pronuncia che chiarisce le ragioni giuridiche alla base di una misura che continua a dividere l’opinione pubblica.
Il provvedimento
Nel provvedimento, i giudici riconoscono “apprezzabili sforzi di collaborazione” da parte della coppia successivi all’intervento dell’autorità giudiziaria e auspicano il superamento della diffidenza iniziale nei confronti dei servizi sociali. Tuttavia, tali elementi non sono stati ritenuti sufficienti a modificare il quadro complessivo, che resta segnato da criticità rilevanti già accertate dal Tribunale per i Minorenni dell’Aquila.
Secondo la Corte, permangono infatti gravi rischi per la salute fisica e psichica dei bambini, per la loro crescita e per lo sviluppo della personalità. Tanto che la prima visita dal pediatra risalirebbe a pochi mesi fa. I tre fratelli – due gemelli di sei anni e una bambina di otto – vivevano in una capanna priva di acqua ed elettricità, in un contesto che i giudici hanno ritenuto lesivo di diritti fondamentali quali l’assistenza materiale e morale, la vita di relazione e la tutela dell’integrità psicofisica.
Istruzione e incomprensioni
Particolare rilievo assume il tema dell’istruzione. La Corte conferma che l’istruzione parentale è ammessa dall’ordinamento, ma evidenzia incongruenze significative nel caso concreto. I giudici segnalano carenze documentali e, soprattutto, il netto contrasto tra le valutazioni formali di idoneità scolastica e le competenze effettivamente riscontrate dopo l’inserimento in casa famiglia, dove è emerso che la bambina più grande non sa leggere né scrivere, né in inglese né in italiano.
Nel provvedimento vengono respinte anche le doglianze difensive relative a presunte incomprensioni linguistiche e al mancato ascolto dei minori. Secondo la Corte, non emergono vizi evidenti o incongruenze tali da rendere illegittima la misura, ritenuta necessaria dopo il fallimento dei precedenti tentativi di supporto alla famiglia.
Cosa accade ora
La decisione rinvia ora la valutazione nel merito nuovamente al Tribunale per i Minorenni, che dovrà monitorare l’evoluzione della situazione. Il caso resta aperto e continua a porre interrogativi delicati sul confine tra libertà educativa dei genitori e dovere dello Stato di intervenire a tutela dei diritti dei minori.
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