Famiglia nel bosco: perché i figli non tornano a casa?

Negli ultimi mesi la vicenda della cosiddetta famiglia nel bosco è diventata uno dei casi più discussi e polarizzanti del Paese. Da una parte chi ha visto nell’allontanamento dei tre bambini un’ingerenza dello Stato nelle scelte educative e nello stile di vita di una famiglia; dall’altra chi ha difeso l’intervento delle istituzioni richiamando la necessità di tutelare i minori.

Ora, dopo mesi di provvedimenti, ricorsi e polemiche, è arrivata una svolta. Ma non significa, almeno per il momento, che i bambini siano tornati a casa.

Cerchiamo quindi di capire cosa sta succedendo.

Il Tribunale ha aperto al ricongiungimento

Il Tribunale per i minorenni dell’Aquila ha dato il via libera a un percorso di ricongiungimento dei tre figli di Nathan Trevallion e Catherine Birmingham con la famiglia. Non ha però disposto un rientro immediato e definitivo a Palmoli.

Il percorso dovrà essere graduale e seguito dai servizi sociali: prima rientri per periodi limitati, poi un ampliamento della permanenza fino ai pernottamenti. I bambini, nel frattempo, restano nella casa-famiglia. Il decreto prevede inoltre la loro iscrizione alla scuola pubblica.

Perché i genitori fanno ricorso

I genitori, Nathan e Catherine, hanno annunciato che impugneranno la decisione.

«La tanto attesa decisione è arrivata e ci spezza il cuore», hanno spiegato in un video diffuso dal loro legale, l’avvocato Simone Pillon. I genitori contestano innanzitutto i tempi del rientro. Ricordano che i tre figli sono lontani da casa da dieci mesi e sostengono che le loro condizioni di salute rendano necessario un ricongiungimento immediato.

Contestano inoltre l’iscrizione alla scuola pubblica. La coppia afferma di avere presentato un programma dettagliato di istruzione parentale e chiederà che venga riconosciuta la possibilità di proseguire con questa modalità. Saranno questi alcuni dei punti al centro del nuovo ricorso.

Ma il percorso non sarebbe ancora iniziato

C’è poi un ulteriore elemento.

Secondo quanto riferito da Pillon, dopo il decreto sarebbe stata chiesta una riunione tra tutti i soggetti coinvolti per organizzare concretamente i primi rientri a Palmoli.

Tutrice, curatrice e medici della neuropsichiatria di Atessa avrebbero dato la propria disponibilità, mentre il servizio sociale affidatario avrebbe rinviato l’avvio operativo.

Al 5 settembre, secondo il legale, non sarebbe stata ancora indicata una data per l’incontro. Pillon parla di «inerzia» e di «inaccettabile dilazione dei tempi per ragioni burocratiche», riservandosi ulteriori iniziative. Si tratta, va precisato, della ricostruzione fornita dalla difesa della famiglia.

Cosa succede adesso

Il quadro, quindi, è questo: il Tribunale ha aperto al ricongiungimento, ma non ha disposto il ritorno immediato dei bambini a casa.

I tre minori restano nella struttura mentre dovrebbe iniziare un percorso progressivo di rientro a Palmoli. Secondo la difesa, però, i primi passaggi non sarebbero ancora stati organizzati.

Nel frattempo Nathan e Catherine hanno annunciato ricorso, contestando soprattutto la gradualità del rientro, le valutazioni relative alla salute dei figli e la scelta della scuola pubblica.

Dopo mesi nei quali il caso ha alimentato un confronto pubblico durissimo, la vicenda entra quindi in una nuova fase: il ricongiungimento è stato indicato come percorso da seguire, ma tempi e modalità restano ancora al centro del confronto giudiziario.


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