Sul caso della cosiddetta famiglia nel bosco si è scritto e discusso moltissimo negli ultimi mesi. Il dibattito pubblico si è concentrato soprattutto sugli aspetti emotivi e politici della vicenda, tra prese di posizione istituzionali e discussioni sui social. Molto meno spazio, invece, è stato dedicato al piano strettamente giuridico. Ed è proprio su questo terreno che conviene tornare.
Ne avevamo già parlato agli esordi della vicenda e successivamente avevamo analizzato anche le motivazioni di alcune decisioni giudiziarie.
Gli ultimi giorni e le ultime settimane hanno però aggiunto nuovi sviluppi.
I fatti
Il Tribunale per i minorenni dell’Aquila ha disposto ulteriori misure nell’ambito del procedimento che riguarda la coppia che viveva con i figli in una casa isolata nei boschi abruzzesi. Tra i provvedimenti più discussi c’è l’allontanamento della madre dalla struttura nella quale si trovavano i bambini, già collocati nei mesi scorsi in una casa famiglia dopo l’intervento dei servizi sociali.
Sul piano giuridico si tratta di misure che rientrano nei poteri del tribunale minorile quando ritiene necessario intervenire con provvedimenti di tutela temporanea nell’interesse dei minori. È proprio questo aspetto che spesso viene trascurato nel dibattito pubblico: le decisioni della giustizia minorile non sono definitive nel senso tradizionale del termine, ma provvedimenti che possono essere rivisti e modificati nel tempo alla luce dell’evoluzione della situazione familiare.
Le ragioni di questa decisione risiedono nell’atteggiamento scarsamente collaborativo mostrato dalla madre nel corso di questi mesi nei confronti degli operatori dei servizi sociali:
«Catherine è spesso ostile e squalificante, deride i nostri tentativi di trovare un punto di incontro e/o le nostre spiegazioni. Non si fida di nessuno e ciò influenza i bambini che a suo dire sono arrabbiati con tutti perché vogliono tornare a casa».
I legali dei genitori hanno nel frattempo annunciato un ricorso contro le ultime decisioni del tribunale, con l’obiettivo di ottenere una revisione delle misure adottate. Il procedimento, quindi, resta aperto e potrà conoscere nuovi sviluppi nei prossimi passaggi.
L’equivoco dell’adozione
Uno dei temi che ha alimentato maggiormente il dibattito riguarda il possibile rischio di adozione dei bambini. Su questo punto, però, è arrivata una precisazione importante. La garante per l’infanzia e l’adolescenza della Regione Abruzzo ha chiarito che allo stato attuale non esiste alcun rischio di adozione dei minori e che i provvedimenti adottati dal Tribunale non rappresentano l’avvio di una procedura di adottabilità, ma misure temporanee di tutela nell’interesse dei bambini.
Si tratta di un chiarimento rilevante anche dal punto di vista giuridico. Nel sistema italiano, infatti, la dichiarazione di adottabilità segue una procedura specifica e complessa, con verifiche approfondite e ampie garanzie per i genitori. Un provvedimento di collocamento in comunità non equivale all’avvio di un percorso di adozione.
L’intervento della politica
Parallelamente alla vicenda giudiziaria, il caso è entrato anche nel dibattito politico. La Presidente del Consiglio Giorgia Meloni è intervenuta criticando la decisione dei giudici e parlando del rischio di ulteriori traumi per i bambini.
«Una decisione che non penso faccia stare meglio i bambini, gli infligge un pesantissimo trauma. Penso che siamo oltre, dobbiamo assistere inermi a queste decisioni figlie di una lettura ideologica, ma lo Stato non ti può togliere i figli perchè non condivide il tuo stile di vita».
La posizione di Meloni segue quella del vicepremier e ministro dei Trasporti Matteo Salvini che, in un post su Facebook, ha espresso l’intenzione di visitare la coppia anglo-australiana. In seguito alle polemiche, il ministro della Giustizia Carlo Nordio ha disposto l’invio di ispettori ministeriali presso il tribunale minorile dell’Aquila.
Chiarimenti finali
Anche in questo caso è utile distinguere i piani. Le ispezioni ministeriali non incidono direttamente sulle decisioni dei magistrati, ma riguardano il funzionamento degli uffici giudiziari sotto il profilo amministrativo. Le eventuali modifiche ai provvedimenti adottati possono avvenire solo attraverso gli strumenti previsti dalla legge. La sorte del procedimento resta insomma nelle mani della giustizia minorile: saranno eventuali ricorsi o nuove valutazioni del tribunale a incidere concretamente sulle misure adottate per i bambini.
La vicenda della famiglia nel bosco resta quindi aperta e continuerà a svilupparsi nelle sedi giudiziarie competenti. In un dibattito pubblico spesso dominato da interpretazioni e polemiche, il punto decisivo resta quello giuridico: le procedure, le garanzie e il principio che guida tutta la materia della giustizia minorile, cioè la tutela del superiore interesse dei minori. Un punto che le parti in causa nel dibattito mediatico, spesso, perdono di vista..
Lo Studio Legale Rienzi si occupa da quasi 50 anni di diritto: le conoscenze e l’esperienza maturata nel corso degli anni ne fanno una delle boutique Law Firm più prestigiose del Paese. Lo Studio è in grado di attivare un team integrato di professionisti che possono offrire una consulenza completa per ogni tipo di esigenza. In caso ci sia necessità di una consulenza, è possibile contattarci direttamente sul web oppure tramite il numero 0637353066.
