Escluso dall’eredità fa causa alle sorelle: ecco quanto gli spetta

Le cause per eredità sono, come noto, tra le più frequenti e delicate nelle famiglie italiane. Quando ci sono patrimoni importanti e decisioni contestate, le tensioni possono trasformarsi in lunghi procedimenti legali. È quanto accaduto a Fermo, dove si è conclusa dopo oltre dieci anni una battaglia giudiziaria tra fratelli per l’eredità del padre, morto nel 2014.

I fatti

L’uomo, un professionista con un patrimonio stimato in circa 1,1 milioni di euro, aveva scelto di lasciare tutto alle due figlie femmine, nominate eredi universali nel testamento. I figli maschi erano stati esclusi perché, secondo il padre, avevano già ricevuto abbastanza durante la sua vita.

Uno dei figli ha però deciso di rivolgersi al tribunale, sostenendo che la propria quota di legittima fosse stata violata. Nel diritto italiano, infatti, esistono alcuni eredi che non possono essere completamente esclusi dal patrimonio, anche in presenza di un testamento. Tra questi ci sono proprio i figli.

L’uomo ha contestato anche il valore complessivo dell’eredità, sostenendo che il patrimonio del padre fosse molto più alto rispetto a quanto calcolato dal consulente tecnico nominato dal tribunale. Secondo il figlio, inoltre, anche le sorelle avrebbero ricevuto importanti aiuti economici dal padre nel corso degli anni, soprattutto per l’acquisto di immobili, somme che avrebbero dovuto essere considerate donazioni da inserire nel calcolo finale dell’eredità.

La decisione

La Corte d’Appello di Ancona, però, ha respinto questa ricostruzione. I giudici hanno spiegato che mancavano prove concrete e documenti capaci di dimostrare quelle presunte donazioni. Per questo motivo tali somme non sono state conteggiate nella divisione ereditaria. Nonostante ciò, il tribunale ha comunque riconosciuto che la quota spettante al figlio era stata lesa. I giudici hanno così stabilito che l’uomo aveva diritto a oltre 129mila euro per reintegrare la propria quota di legittima, al netto di 21mila euro considerati come donazione già ricevuta in passato. A questa cifra sono stati aggiunti anche altri 6mila euro legati a una polizza assicurativa sulla vita riscossa dalle sorelle dopo la morte del padre.

Dal totale, però, sono state sottratte alcune somme già ricevute dal figlio nel corso degli anni. In particolare, il padre aveva pagato quasi 64mila euro per estinguere un finanziamento intestato al figlio e non aveva mai incassato circa 50mila euro di assegni ricevuti da lui. Alla fine, dopo tutti i conteggi e le compensazioni, al figlio escluso dal testamento è rimasta una cifra molto più bassa rispetto alle richieste iniziali: circa 22mila euro. La Corte ha inoltre deciso di compensare le spese legali tra le parti, vista la complessità della vicenda.

Il principio

Il caso dimostra ancora una volta come il testamento non consenta di escludere completamente determinati familiari dall’eredità. La legge italiana tutela infatti i cosiddetti “legittimari”, cioè parenti stretti ai quali deve essere garantita una quota minima del patrimonio. Vicende come questa mostrano anche quanto sia importante documentare in modo preciso eventuali aiuti economici dati ai figli durante la vita. Senza prove concrete, infatti, molte ricostruzioni rischiano di non trovare conferma davanti ai giudici.


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