Una normativa nazionale che non consente (ad avvocato e cliente) di pattuire un compenso inferiore all’importo minimo fissato da un regolamento adottato da un’organizzazione professionale di avvocati, e non autorizza il giudice a disporre la rifusione degli onorari per un importo inferiore a tale minimo, dev’essere considerata una restrizione della concorrenza e come tale va disapplicata.

Il 25 gennaio scorso la Corte di Giustizia dell’Ue, nel definire la causa C-438/22, sollevata dal Tribunale di Sofia e relativa all’obbligatorietà delle tariffe forensi minime in Bulgaria, ha dichiarato queste contrarie alle regole della concorrenza, fissate dagli articoli 101 e seguenti del Trattato sul Funzionamento dell’Unione Europea. Una pronuncia che, almeno all’apparenza, metterebbe in dubbio l’applicazione in Italia dei parametri forensi e, a cascata, la legge 49/2023 in materia di equo compenso.

Il giudice del rinvio ha chiesto lumi sull’interpretazione dell’articolo 101, paragrafi 1 e 2, TFUE, in combinato disposto con l’articolo 2 del regolamento (CE) n. 1/2003 del Consiglio, concernente l’applicazione delle regole di concorrenza di cui agli articoli 101 e 102 TFUE, e dell’articolo 47 della Carta dei diritti fondamentali UE.

La decisione della Suprema Corte europea ha preso origine da una controversia minore: la contestazione dell’onorario di un avvocato bulgaro, che aveva gestito la procedura per una domanda di risarcimento all’assicurazione a seguito del furto di un veicolo. Un onorario di 1.070 lev bulgari (circa 547 euro), nel quadro di un risarcimento di poco più di 8.000 euro, giudicato eccessivo dalla compagnia – la quale ha avviato il ricorso, chiedendo una riduzione dell’onorario. Una vicenda minore ma foriera di effetti significativi, visto che al punto 56 della sentenza la Corte ha affermato che:

un giudice nazionale, qualora constati che un regolamento che fissa gli importi minimi degli onorari degli avvocati viola l’articolo 101, paragrafo 1, del TfUe, è tenuto a rifiutare l’applicazione della normativa nazionale che rende obbligatorio tale regolamento”.

Un orientamento chiarissimo, e che ha dato vita a una animata discussione tra gli addetti ai lavori. La domanda, infatti, è d’obbligo: gli effetti di questa pronuncia possono riguardare anche l’Italia? Parametri forensi e legge sull’equo compenso in Italia finiranno in discussione? In molti sostengono di no, stanti le differenze tra i due sistemi giuridici, ma evidentemente – essendo la sentenza da poco disponibile – occorrerà analizzarla in dettaglio prima di trarre conclusioni categoriche.


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