Una somma importante, accantonata con l’idea di poterla recuperare nel tempo, può svanire del tutto se non si rispettano le scadenze previste. È quanto accaduto a una risparmiatrice di Ferrara, che ha visto sfumare circa 50mila euro investiti in buoni fruttiferi postali, risultati ormai scaduti.
I fatti
La vicenda, riportata dalla stampa nazionale, è al centro di una decisione del Tribunale di Ferrara. Si tratta di una pronuncia significativa, perché rappresenta una delle prime applicazioni in Emilia-Romagna dei principi stabiliti dalla Corte di Cassazione con una recente sentenza del 3 marzo 2024.
La donna, nel 2023, si era recata presso un ufficio postale per riscuotere i buoni, convinta che si trattasse di titoli ventennali, quindi ancora validi e incassabili entro dieci anni dalla scadenza. In realtà, i buoni in questione appartenevano a una tipologia diversa: avevano una durata di sei anni e risultavano già scaduti nel 2007. Da quel momento, iniziava a decorrere il termine di prescrizione decennale, che si è quindi concluso nel 2017. Quando la risparmiatrice ha chiesto il rimborso, il diritto è risultato ormai estinto.
Il contenzioso è nato proprio da questo equivoco. La donna ha sostenuto di non essere stata adeguatamente informata sulle condizioni dei buoni, in particolare sulla loro durata e sulle modalità di rimborso, dichiarando di non aver mai ricevuto il foglio informativo. Tuttavia, il Tribunale ha respinto il ricorso, richiamando l’orientamento della Cassazione: la mancata consegna del documento informativo non esonera il risparmiatore dall’onere di conoscere le caratteristiche del titolo.
Secondo i giudici, infatti, le condizioni dei buoni fruttiferi postali sono stabilite da decreti ministeriali e rese pubbliche attraverso la Gazzetta Ufficiale. Questo significa che le informazioni sono considerate conoscibili da chiunque, anche in assenza di una comunicazione diretta da parte dell’intermediario.
La sentenza
La sentenza entra nel dettaglio del caso, chiarendo che i buoni della serie AA1, emessi tra la fine del 2000 e l’aprile del 2001, prevedevano un rendimento pari al 35% del capitale al termine dei sei anni. Proprio da quella data decorreva il termine per richiedere il rimborso. Una volta superato anche il periodo di prescrizione, il diritto si estingue definitivamente.
Questa vicenda mette in evidenza un aspetto spesso trascurato: i buoni fruttiferi postali, pur essendo strumenti percepiti come sicuri e semplici, sono comunque soggetti a regole precise. La durata e i termini di prescrizione variano a seconda della serie, e non sempre coincidono con le aspettative dei risparmiatori.
Per questo motivo, è fondamentale verificare con attenzione le caratteristiche dei titoli sottoscritti e non attendere troppo tempo prima di richiederne il rimborso. In caso contrario, anche un investimento apparentemente garantito può trasformarsi in una perdita totale.
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