Un bonifico mai disposto e migliaia di euro sottratti attraverso l’home banking. Chi risponde quando il conto viene violato da una frode informatica?
Sul tema è intervenuta la Corte d’Appello di Palermo che, con la sentenza n. 1929/2026, ha confermato la condanna di un istituto di credito chiamato a risarcire una società vittima di un bonifico fraudolento da 23.500 euro.
Il caso
La società, scoperto il bonifico mai autorizzato, aveva immediatamente disconosciuto l’operazione e presentato denuncia. Alla base della sottrazione vi era una frode informatica riconducibile alla tecnica nota come BRATA, attraverso la quale i criminali inducono la vittima a installare un’applicazione fraudolenta capace di sottrarre le credenziali e consentire operazioni da remoto.
Nel caso esaminato dai giudici palermitani sono risultate particolarmente importanti alcune anomalie: il bonifico era stato disposto da un indirizzo IP mai utilizzato prima dal cliente e, nello stesso giorno, il sistema della banca aveva già bloccato altri tentativi di accesso sospetti.
Circostanze che, secondo la Corte, avrebbero dovuto indurre l’istituto ad adottare maggiori cautele.
L’onere della prova
Uno degli aspetti più importanti della decisione riguarda l’onere della prova. In presenza di un’operazione disconosciuta, la banca non può limitarsi a dimostrare che il bonifico è stato formalmente autenticato con le credenziali corrette.
L’istituto deve dimostrare di aver adottato misure di sicurezza adeguate e, per escludere la propria responsabilità, provare che l’operazione fraudolenta sia riconducibile al dolo o alla colpa grave del cliente. Il semplice utilizzo delle credenziali da parte del truffatore non è quindi sufficiente.
Quali obblighi ha la banca?
La sicurezza informatica è ormai parte integrante del servizio bancario. Gli istituti devono dotarsi di sistemi capaci di individuare operazioni anomale, accessi sospetti e movimenti incompatibili con le normali abitudini del cliente.
Segnali come importi insoliti, nuovi dispositivi o indirizzi IP, destinatari mai utilizzati e precedenti tentativi di accesso sospetti possono quindi richiedere verifiche ulteriori prima di autorizzare un pagamento.
Quando può essere responsabile il correntista?
La tutela del cliente, tuttavia, non è automatica.
La banca può contestare il rimborso quando dimostra un comportamento doloso o gravemente negligente dell’utente. È quindi fondamentale non comunicare password, PIN e codici di autenticazione a terzi e prestare attenzione a link, messaggi e applicazioni che sembrano provenire dalla propria banca. Essere caduti vittima di una frode, però, non significa di per sé aver agito con colpa grave.
Bonifico non autorizzato: cosa fare subito
Chi scopre un’operazione che non riconosce deve contattare immediatamente la banca, bloccare se necessario l’accesso ai servizi di home banking e disconoscere formalmente l’operazione.
È inoltre opportuno presentare denuncia e inviare un reclamo scritto all’istituto chiedendo la restituzione delle somme, conservando ogni elemento utile a ricostruire quanto accaduto.
Se la banca nega il rimborso, a seconda del caso è possibile valutare il ricorso all’Arbitro Bancario Finanziario o l’azione davanti all’autorità giudiziaria.
La sentenza ribadisce così un principio importante: davanti a un bonifico non autorizzato non basta attribuire la responsabilità al cliente perché le sue credenziali sono state utilizzate. La banca deve dimostrare di aver adottato le misure necessarie per prevenire e intercettare la frode.
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