Abuso di precariato nella scuola: l’Europa condanna l’Italia

La Corte di Giustizia dell’Unione Europea ha condannato l’Italia per il sistema di assunzione del personale ATA nelle scuole pubbliche. Secondo la sentenza del 13 maggio 2026, il nostro Paese non avrebbe adottato misure efficaci per impedire l’abuso dei contratti a tempo determinato nei confronti di assistenti amministrativi, tecnici e collaboratori scolastici.

Un problema strutturale

Per i giudici europei, il problema è strutturale: il sistema italiano consente il rinnovo delle supplenze senza fissare né una durata massima dei contratti né un limite al numero dei rinnovi. Una situazione che riguarda oltre 60 mila lavoratori ATA e che, secondo la Corte, viola la direttiva europea sul lavoro a termine.

Nel mirino finisce anche il meccanismo di accesso al ruolo. Oggi, infatti, per partecipare alle procedure di stabilizzazione servono almeno 24 mesi di servizio precario. Un requisito che, secondo la Corte, finisce per incentivare ulteriormente il ricorso ai contratti a termine.

L’Italia aveva difeso il sistema sostenendo che le supplenze servissero a coprire posti vacanti in attesa dei concorsi e a gestire le variazioni della popolazione scolastica. Ma la Corte ha osservato che molti di quei posti sono in realtà “vacanti e disponibili”, cioè esigenze permanenti della scuola e non necessità temporanee.

Un altro punto contestato riguarda l’eliminazione del limite dei 36 mesi per i contratti ATA, abolito nel 2018. Secondo i giudici europei, questa scelta avrebbe persino peggiorato la situazione delle tutele contro il precariato.

Le conseguenze

Il Ministero dell’Istruzione e del Merito ha spiegato che le norme contestate derivano da regole molto risalenti e ha annunciato un tavolo tecnico per rivedere il sistema di reclutamento del personale ATA. Il Governo starebbe inoltre lavorando a nuove misure per adeguarsi alle richieste europee.

La sentenza potrebbe però aprire anche la strada a richieste di risarcimento da parte dei lavoratori precari che hanno subito anni di rinnovi consecutivi.

Dopo la storica sentenza “Mascolo” del 2014 sul precariato scolastico, l’Italia torna quindi sotto accusa in Europa. E ora la palla passa al legislatore: Governo e Parlamento dovranno decidere se intervenire rapidamente per cambiare il sistema oppure rischiare nuove sanzioni e un nuovo scontro con Bruxelles.


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